Intervento
del Presidente di Assinform all'inaugurazione di Smau
oggi a Milano
INVESTIMENTI IN IT: RITORNI 2,5 VOLTE PIU' DELL'AUTO
L'Information
Technology, quarto settore industriale italiano con 97.000
imprese e 390.000 addetti costituisce un grande spazio
di crescita per il Paese. Ma bisogna colmare il ritardo
con gli altri paesi: nel decennio 1998-2008 la spesa italiana
It sul Pil è passata dall'1,5% al 2%, la più bassa in
Europa, dove la media è invece salita dal 2,3% del 2,9%.
Ma la Francia oggi sta al 3,4%, la Gran Bretagna e la
Germania al 3,3%.
Angelucci, presidente di Assinform:
"Investire di più in IT è una priorità nazionale per
riprendere a crescere e a competere:
credito
alle imprese che innovano; finanziamenti ai programmi
strategici di Industria 2015 e Piano e-gov 2012; banda
larga per le imprese e le istituzioni, incentivi per la
rottamazione delle vecchie applicazioni software per modernizzare
il Paese e far aumentare l'occupazione".
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Milano,
21 ottobre 2009 - "Per
gettare le basi della ripresa e della competitività sul
mercato globale, l'Italia, non ha scelta: deve aumentare
la propria quota d'investimenti in Information Technology
e portarsi rapidamente ai livelli di spesa dei principali
paesi concorrenti" è quanto affermato da Paolo Angelucci,
presidente di Assinform, intervenendo al convegno inaugurale
di Smau a Milano.
"Non
bisogna dimenticare che la nostra economia si connota da
almeno dieci anni in termini di estrema debolezza competitiva
e di staticità e che alla base di del fenomeno vi è una
delle più basse spese in IT fra le economie industriali
- ha continuato Angelucci indicando come gli investimenti
italiani in It siano passati dall'1,5% del Pil segnato nel
1998, quota che ci collocava ben al di sotto della media
europea, attestata al 2,3%, al 2% del Pil del 2008. Nello
stesso periodo la media europea di spesa è salita al 2,9%,
ma per la Francia l'incidenza dell'It è aumentata di undici
punti percentuali rispetto a dieci anni fa, raggiungendo
il 3,4% del valore del Pil, gli investimenti It della Gran
Bretagna sono passati dal 2,9% al 3,3% del Pil, la Germania
ha fatto un salto ancora più ampio passando dal 2,4% al
3,3%.
Secondo
il Presidente di Assinform, bisogna agire su tre fronti:
"Occorre sostenere le imprese che investono in It, sensibilizzando
le banche su linee di credito dedicate a finanziare l'innovazione.
E' fondamentale che il Governo dia corso ai finanziamenti
già previsti per i programmi di impatto strategico sul tessuto
produttivo italiano e sul Paese, quali il progetto IT di
Industria 2015 destinato a migliorare la qualità e competitività
dello stesso made in Italy tecnologico e il Piano E-gov
2012, destinato a portare la Pa italiana nell'era digitale.
Infine, ma non meno importante, vanno previsti incentivi
per la rottamazione delle vecchie applicazioni. Una misura
che mira non solo a incrementare la domanda di innovazione
e a promuovere l'ammodernamento dei processi di gestione
delle imprese ma anche ad avere un grosso impatto sull'occupazione.
Va considerato, infatti, che nella composizione dei prodotti
It l'intervento umano incide nella misura del 26%. Ne consegue
che i rinnovo delle applicazioni produce un effetto moltiplicatore
sull'occupazione dell'ordine di 2 volte e mezzo maggiore
rispetto a prodotti tradizionali come l'auto, in cui la
percentuale di capitale umano si ferma all'11%".
"L'IT
è una fonte di assoluta innovazione e il nostro paese dispone
di uno dei settori IT più importanti d'Europa - ha concluso
Angelucci - l'IT italiano è secondo per numero di imprese
e addetti a quello della Gran Bretagna, che è il paese europeo
più avanzato in campo informatico. A livello nazionale l'IT
è il quarto settore industriale del Paese, forte di 97.000
imprese, di circa 390mila addetti e con un valore aggiunto
che copre il 2,8% del totale prodotto dall'industria e servizi
a livello nazionale. E' un grande potenziale di innovazione,
vero e proprio made in Italy tecnologico. Si tratta di valorizzarlo
mettendolo al servizio della modernizzazione del Paese e
della crescita di competitività e sviluppo dell'industria
italiana, dei suoi distretti e reti d'imprese".
Ufficio Stampa Assinform:
Stefania Follador - Resp.
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