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Milano,
26 giugno 2009 - "L'informatica
italiana, forte di 97.000 imprese, di circa 390mila
addetti e con un valore aggiunto che copre il
2,8% del totale prodotto dall'industria e servizi
a livello nazionale, costituisce uno dei primi settori industriali
del Paese e uno dei primi settori IT a livello europeo.
Dal nostro studio risulta come l'IT sia la spina dorsale
dell'innovazione tecnologica in Italia, per dimensione e
valore aggiunto superiore a molti settori del Made in Italy,
come l'auto, la chimica, l'industria del legno e dei mobili,
degli elettrodomestici il tessile e la moda, l'editoria,
il trasporto aereo. Si tratta di un grande potenziale di
innovazione al servizio della modernizzazione del Paese
e della crescita di competitività e sviluppo dell'industria
italiana, dei suoi distretti e reti d'imprese, ma che risulta
ancora poco utilizzato e valutato, non gode di altrettanta
attenzione, non può contare su alcuna politica industriale
specifica, né di misure incentivanti. Nel 2009 le nostre
stime indicano che l'IT entrerà in recessione con un calo
delle attività di -5,9%, dovuta alla contrazione dei budget
aziendali. Ma attenzione, la riduzione degli investimenti
in IT è una china scivolosa, che trascina verso il basso
le possibilità di ripresa della nostra economia e fa arretrare
le sue capacità competitive. Se per affrontare l'emergenza
della crisi è stato necessario mettere in campo misure robuste
per sostenere le imprese del Made in Italy, ora, per far
imboccare all'economia italiana la via della crescita e
aprire nuove opportunità di sviluppo, diventano indispensabili
interventi altrettanto robusti a sostegno dell'innovazione
tecnologica digitale. Ci aspettiamo, perciò, che il Governo,
nelle prossime misure per il rilancio dell'economia, vari
il Progetto Informatica nell'ambito di Industria 2015, passaggio
fondamentale per sostenere l'IT, vero motore dell'innovazione
nel Paese". Esordisce così Ennio Lucarelli,
Presidente di Assinform, l'Associazione Nazionale dell'Information
Technology, nel presentare il "1° Rapporto sul settore
IT in Italia" realizzato in collaborazione con la Camera
di Commercio di Milano.
Alessandro
Spada, Presidente di Innovhub, azienda speciale della
Camera di Commercio di Milano ha dichiarato: "Milano
e la Lombardia si pongono da sempre come avanguardia a livello
nazionale ed europeo, a partire proprio dall'innovazione.
Sull'innovazione il nostro territorio vanta infatti posizioni
importanti: dal numero di imprese che si riferiscono a questo
settore, all'occupazione nei settori ad alta tecnologia
e conoscenza. In un mondo tuttavia sempre più interconnesso
e quindi più concorrenziale, soprattutto in un momento di
crisi come quello attuale, servono iniziative per favorire
la nascita delle idee innovative, per ampliare l'apertura
verso nuove tecnologie, per valorizzare gli investimenti
in ricerca e nello sviluppo. Una strategia di "fare sistema"
che deve coinvolgere anche le istituzioni e in cui si inserisce
la ricerca che presentiamo oggi".
Oltre
a Lucarelli e Spada, hanno partecipato all'incontro Aldo
Bonomi, Vice Presidente di Confindustria e Carlo
Bonomi, Presidente del Terziario Innovativo di Assolombarda.
E'
la prima volta che uno studio si propone di disegnare un
quadro complessivo della dinamica strutturale e dell'offerta
dell'Information Technology italiana nel contesto dell'economia
nazionale e con confronti a livello europeo. Ne emerge una
fotografia di luci e ombre, ma con alcune sorprese relative
ai punti di forza. Nel confronto europeo, infatti, troviamo
l'IT italiano come secondo settore per numero di imprese,
dopo il Regno Unito che è il paese europeo più sviluppato
nel settore informatico, e prima di Francia e Germania.
Confermata la seconda posizione anche nel rapporto fra il
numero di addetti al settore IT sulla popolazione totale.
"Il confronto internazionale - ha affermato Lucarelli
- rivela che l'Italia è uno dei paesi a più elevata intensità
di lavoro in Information Technology d'Europa e questo non
è un risultato da poco, tanto più per un paese come il nostro
dove la crescita della cultura digitale è in serio ritardo,
si investe poco in innovazione e ricerca, vi sono forti
arretratezze del sistema formativo in campo scientifico
e un basso livello di collaborazione fra Università e mondo
delle imprese".
Se
il settore IT italiano è oggi costituito, in linea con la
tendenza europea, per il 92,4% da attività di software,
contro il 3,6% di hardware e 4% di assistenza tecnica,
al suo interno emergono fenomeni di assoluto rilievo internazionale.
Vi è il nucleo delle 40 medie imprese italiane di produzione
di hardware che, con un fatturato di oltre 1.500
milioni di euro (dati 2006), si colloca al primo posto
in Europa, superando i 1.300 milioni di euro generati dalle
46 medie imprese inglesi e lasciandosi molto dietro gli
altri paesi. Vi sono le 640 medie e grandi imprese italiane
di produzione software e servizi, dove si concentra
quasi il 70% degli addetti al settore, che con un
fatturato di poco superiore ai 19 miliardi euro,
si collocano al quarto posto dopo UK, Germania e
Francia. Vi sono i due grandi poli di produzione e sviluppo
dell'IT Milano e Lombardia, Roma e Lazio, che presentano
livelli di attività allineati agli standard dimensionali
d'impresa europei. In queste due regioni si concentrano
il 38,5% delle imprese e il 42% degli addetti al settore
sul totale nazionale. In particolare la Lombardia con 11,2
miliardi di euro di fatturato si colloca al primo posto
fra le regioni italiane, coprendo il 27% del fatturato IT
nazionale. Il Lazio con 6,95 miliardi di euro è al secondo
posto e si attesta a quota 16,4% sul dato nazionale. E'
Roma, tuttavia, che presenta insediamenti produttivi
mediamente più grandi rispetto al dato nazionale, con una
media di 5,9 addetti per imprese, in linea, quindi,
con la media europea (UE a 15) che è di 6 addetti per impresa;
mentre Milano scende a 5,1 addetti per
impresa, un dato comunque più elevato della media
nazionale del settore che è di 4 addetti per impresa.
Quanto
ai punti di criticità del settore emersi dallo studio, Lucarelli
ha indicato l'estrema frammentazione che, in linea
con la tipicità della struttura produttiva nazionale, vede
l'IT composto per il 94% da piccole imprese,
dimensione limitativa dello sviluppo per un settore così
esposto alla globalizzazione e sottoposto alla pressione
costante del rapido cambiamento tecnologico. Lo confermano
il basso margine operativo lordo, che necessariamente
comporta una capacità ridotta da parte delle imprese IT
italiane a investire in innovazione, che ci colloca ben
al di sotto di Germania, del Regno Unito, della media UE
15 e dell'UE 27; la scarsa internazionalizzazione
del settore e il deficit della sua bilancia commerciale
che, sebbene esprima dal 2005 una tendenza a calare di circa
il 18%, nel 2008 continua a registrare un saldo
negativo pari a circa 5,1 miliardi di euro.
"Sostenere
l'IT, per superare le debolezze di sistema che lo investono
e valorizzare i suoi punti di forza, rappresenta un passaggio
strategico per la modernizzazione e il rilancio del Paese-
ha concluso Ennio Lucarelli - si tratta di creare nuove
condizioni quadro nel campo del credito, al fine di rendere
disponibili forme di venture capital per finanziare le buone
idee delle imprese IT; nel campo della cooperazione con
l'Università, condizionando parte delle risorse per la ricerca
a progetti di sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni
realizzati in collaborazione con le Pmi dell'informatica
e in una triangolazione con quelle del Made in Italy; nel
campo del sostegno all'innovazione da parte dello Stato
varando una politica di incentivi; nel campo del copyright,
dei brevetti e della proprietà intellettuale attraverso
un sistema efficace di tutela delle idee e delle innovazioni
prodotte dalle nostre Pmi".
Il
1° Rapporto sul settore IT in dettaglio.
Lo studio è complementare al Rapporto Assinform, che da
oltre 40 anni offre la visione dei trend della domanda e
degli sviluppi tecnologici e applicativi del'ICT.
Si tratta della prima edizione, sperimentale, di un contributo
originale e volto ad analizzare e illustrare l'evoluzione
del settore dal lato dell'offerta, e cioè delle imprese
che sviluppano, producono e commercializzano sistemi, soluzioni
e servizi di informatica.
Più in particolare, lo studio, condotto in collaborazione
con Camera di Commercio di Milano, ESeC e NetConsulting,
è imperniato su:
- un'analisi strutturale del settore IT nel contesto
dell'economia italiana (numero di imprese, fatturato,
forma giuridica, addetti, localizzazione, ecc.) con confronti
a livello europeo e approfondimenti su alcune regioni
guida (Emilia-Romagna, Lazio e Lombardia);
- un'analisi delle imprese del comparto del software
e dei servizi IT in termini di tipologia d'offerta e di
approccio al mercato, condotte con rilevazione campionaria
diretta.
Le elaborazioni effettuate su dati di fonte Istat, Eurostat
e altre ufficiali hanno indicato che in Italia il settore
dell'informatica (IT, Information technology) :
- conta circa 97.000 imprese (2,4% delle aziende
italiane) e 390.000 addetti (2,5% circa degli occupati
in Italia), e ha espresso nel 2008 il 2,8% del PIL, con
una produttività del 13% superiore alla media nazionale,
e una remunerazione del capitale umano per unità di prodotto
seconda solo a quella riscontrata nel settore della Ricerca
e Sviluppo (26% contro 33%);
- è cresciuto tra il 2006 e il 2008 in maniera costante
per numero di imprese (+2,1% nel 2008; +2,2% del 2007).
E che a livello geografico l' IT italiano è il secondo
in Europa per numerosità di imprese (dietro al Regno Unito)
e il terzo per occupati (dietro a Regno Unito e Germania),
con una forte concentrazione delle realtà produttive nel
Nord-Ovest (oltre 36400 imprese), e in particolare in
Lombardia (25239), con valori superiori all'intera popolazione
di imprese IT del Centro Italia (22826) e del Nordest
(21737).
- è cresciuto nel 2008 per numero di occupati, aumentato
dello 0,8% rispetto all'anno prima (+1,1%) - che tendono
a concentrarsi nel comparto del software e dei servizi
(92,4%), segue quello dell'assistenza tecnica (4%) e dell'hardware
(3,6%). Infatti le imprese IT continuano a occuparsi nel
91,9% dei casi in primis di software e servizi, contro
il 6,2% che punta sull'assistenza tecnica e l'1,8% sulla
produzione di hardware (erano il 2% nel 2006).
- è caratterizzato anch'esso dalla PMI. Ben il 94%
delle imprese (secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili,
al 2006) contano non più di 9 addetti, anche se 3 dipendenti
su 4 risultano impiegati nelle realtà più grandi (con
10 addetti e più);
- vede, per la forma giuridica, il prevalere relativo
delle società di capitali (32,2% secondo gli ultimi
dati ufficiali disponibili, al 2006), con il 92% dei dipendenti
impiegato in realtà con forma societaria (di capitali
e di persone). In forte crescita è comunque l'esercizio
della libera professione (5,1% degli addetti), anche per
via della rigidità del mercato del lavoro.
Le rilevazioni dirette effettuate su un campione di circa
1000 imprese del software e dei servizi IT ha poi indicato
che:
- il 60% degli addetti è impegnato in attività di
sviluppo applicativo, consulenza e system integration.
Segue poi l'area amministrativa (20%), commerciale
e marketing (9%), dell' assistenza tecnica (6%), della
formazione (2%) e altre attività (il residuo 3%)
- la propensione alle attività di Ricerca e Sviluppo
(R&D) è propria solo delle grandi aziende. Solo il
4,1% delle imprese dispone infatti di un proprio centro
di Ricerca & Sviluppo, con la Lombardia (22,2%) a guidare
la classifica regionale, davanti a Emilia-Romagna (18,6%),
Campania (12,3%) e Puglia (10%).
- il 7,6% delle imprese IT comunque collabora con
le Università condividendo progetti, o anche solo
siglando accordi di inserimento in stage degli studenti.
A livello regionale, mostrano una connessione più forte
con l'Università le imprese toscane (17,9% del totale
delle collaborazioni), seguite dalle imprese lombarde
(12,5%) ed emiliano-romagnole (12,5%);
- le imprese presentano un'offerta molto diversificata,
avendo a catalogo soluzioni software (59% dei casi), hardware
(52,5%), di servizi (46,5%) e manutenzione e assistenza
tecnica (26,2%). Chi fa software si concentra (97% dei
casi) sulle applicazioni, e in particolare su quelle per
specifici settori d'utenza (46,6% ) e per l'ERP (22,9%),
il CRM (14,5%) e la Business Intelligence (13,6%). L'offerta
di middleware interessa una quota contenuta di imprese
(14,6%), ed è principalmente focalizzata su sicurezza
e database. Chi offre servizi dà quasi sempre consulenza
(84,2% dei casi), seguono System Integration (39,7%),
sviluppo applicativo personalizzato (36,4%) e 'outsourcing
(23,9%). Solo il 3,6% delle aziende IT che forniscono
servizi offre invece soluzioni di BPO (Business Process
Outsourcing);
- la maggior parte delle imprese crede a un'offerta
improntata alla qualità (61,8%). Altri parametri come
la completezza della linea d'offerta (37,4%), l'attenzione
al servizio di assistenza (29,9%) o la concorrenza di
prezzo (25,1%) riscontrano invece minor successo. La Ricerca
e Sviluppo come driver di mercato è indicata solo dal
2,5% delle aziende;
- si punta soprattutto al mercato business (95,7%
dei casi) con un forte orientamento al territorio. Più
di un'azienda su due (55,8%) si limita infatti a presidiare
il mercato della regione di appartenenza, mentre solo
il 15% è presente in un territorio più ampio, con una
presenza estesa ad almeno 4 regioni;
- La vendita diretta è il principale canale di approccio
alla clientela business, con valori percentuali che
vanno dall'85% delle grandi aziende (con più di 500 addetti)
al 91,3% delle piccole imprese (fino a 49 addetti). Più
adottata al crescere delle dimensioni d'impresa la vendita
attraverso un partner di canale (dal 28,1% delle grandi
aziende all'11,2% delle più piccole), mentre è poco rilevante
il ricorso a distributori retail, che coinvolge comunque
di più le aziende più piccole (5,6% contro il 2,8%delle
più grandi).
Ufficio Stampa Assinform:
Roma - Anna Borioni - 3471409877 - a.borioni@assinform.it
Milano - Stefania Follador - 3465003534 - s.follador@assinform.it
Ufficio Stampa Camera di Commercio di Milano
Emanuela Croci Tel. 02.8515.5224/5228 - croci@mi.camcom.it
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