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Roma,
30 giugno 2008 - "Siamo
in ritardo sulla media dell'Europa a 27 per l'utilizzo dei
servizi on line: nella Pa è al 17% a fronte di una media
europea del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione.
Non molto meglio il quadro dei servizi di mercato, ma con
un gradimento ed un attenzione in aumento: l'Internet banking
è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto
al 25% della media europea, l'e-commerce sviluppa il 2%
del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea
viaggia a quota 11%. Abbiamo la più alta percentuale di
popolazione, pari al 56%, che non usa Internet, mentre la
media europea è del 40%. In compenso siamo secondi in Europa
quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare
Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la
media europea (8%). Questa fotografia dell'Italia di fronte
alle applicazioni avanzate di Internet esprime il grave
ritardo d'innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri
partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che
ci caratterizzano. Da una parte vi sono il progressivo invecchiamento
demografico e un sistema formativo non all'altezza delle
sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione
italiana lontana dalle facilitazioni e vantaggi dei servizi
Internet. Dall'altra l'emergere di una consistente parte
della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie,
che si colloca addirittura al di sopra dello standard internazionale
nel loro uso ed entra in netto contrasto con l'assenza di
attenzione politica e di incentivi sull'innovazione. Sono,
questi, i segnali di un processo di digitalizzazione del
Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo
di una politica economica capace di puntare sull'It in termini
strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi".
Nel presentare oggi a Roma i risultati del Rapporto Assinform
2008, il Presidente dell'Associazione italiana dell'Information
Technology Ennio Lucarelli non ha risparmiato i toni
forti nell'analizzare la problematica dell'innovazione che
interessa il nostro Paese.
"D'altro canto - ha continuato Lucarelli- se nell'ultimo
decennio il sintomo più evidente della regressione italiana
è stato l'aumento del divario di produttività con gli altri
paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora
largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per
innovare l'Information Technology italiana al fine di rilanciare
l'economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del
processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti.
A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo
dell'innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa
It ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra
economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di
reazione ai cambiamenti".
I dati parlano chiaro: nel 1998 il nostro Paese spendeva
in It l'1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea
attestata al 2,3%; nel 2007 abbiamo speso una quota pari
all'1,7% del Pil, vale a dire dopo dieci anni abbiamo aumentato
i nostri investimenti It di soli due decimi di punto percentuale,
mentre la spesa media europea è cresciuta di 5 decimi di
punto percentuale. Ma per la Francia, questi dieci anni
hanno portato un aumento degli investimenti It di 8 decimi
di punto percentuale fino a rappresentare oggi una quota
del Pil pari al 3,1%, per la Gran Bretagna 6 decimi di punto
in più significano che oggi spende in It il 3,5% del valore
del Pil, per la Germania 5 decimi di punto in più portano
gli investimenti It al 2,9% del valore del Pil. Quindi,
in questo decennio, il nostro gap d'innovazione si è decisamente
ampliato.
"E chi in questi anni ha investito di più in tecnologie
informatiche - ha proseguito il Presidente di Assinform
- ha ottenuto anche importanti ritorni sulla produttività".
Tra il 2000 e il 2007, per Francia, Germania, Usa e Gran
Bretagna la produttività è aumentata con ritmi a due cifre,
fra il 7% e il 14%, sostenuta da una crescita cumulata degli
investimenti It altrettanto elevata, con tassi dell'ordine
tra il 16% e il 38%. Nello stesso periodo la media europea
di crescita della produttività è stato dell'8%, quella della
spesa It intorno al 30%, mentre in Italia l'aumento della
produttività non è riuscito a superare il 2%, a fronte di
una crescita cumulata degli investimenti It poco sopra il
5%.
Il Rapporto Assinform 2008 approfondisce la dinamica della
domanda It secondo i diversi settori dell'economia italiana,
in un confronto tra il 1998 e il 2007 (in cui la crescita
media nazionale è stata del 4,4%), con un flash sull'andamento
2007/6 (incremento medio nazionale del 2%). In valori assoluti,
banche e industria hanno continuato ad essere i maggiori
compratori di tecnologie informatiche, assorbendo poco meno
della metà del mercato. Ma con una dinamica diversa: su
dieci anni gli investimenti bancari in It sono cresciuti
con un trend medio del 4,9%, mentre nel 2007 si sono attestati
al + 1,7%. L'industria, al contrario, nel decennio registra
un incremento di solo 1,5%, mentre nell'ultimo anno segnala
un'impennata negli investimenti It dell'1,9%. "Questo
andamento - ha commentato Lucarelli - dà conto delle
difficoltà del nostro sistema produttivo a passare da un
modello competitivo basato essenzialmente sul basso valore
della moneta, a un modello molto più dinamico e flessibile,
in cui l'innovazione e l'impegno sui mercati internazionali
diventano il fattore di crescita della competitività e dello
sviluppo. Difficoltà che oggi l'industria italiana, dopo
una fase di dura selezione e ristrutturazione, sta dimostrando
di aver iniziato ad affrontare, a partire dalla ripresa
degli investimenti It da parte delle Pmi".
Per quanto riguarda la Pa, la domanda It ha un andamento
abbastanza differenziato fra amministrazioni locali e centrale.
Per la Pac, nel decennio, l'incremento di spesa non va oltre
il 2,8% , mentre il 2007/06 è un anno nero con - 3,2% di
decremento. La Pal ha una dinamica molto più vivace: + 8%
nel decennio, in rallentamento lo scorso anno con un incremento
del 2,4%. "Il problema della domanda pubblica d'It
- ha affermato il Presidente di Assinform - non è solo
la scarsità degli investimenti, ma anche la qualità. Oggi
il 60% della spesa It rimane intrappolata nel circolo auto-referenziale
delle società pubbliche in house: un fenomeno che caratterizza
il nostro Paese e coinvolge soprattutto le amministrazioni
locali; monopoli e mancanza di concorrenza finiscono spesso
per generare deficit d'innovazione e distorsioni, come nel
caso dei ritardi nei tempi di pagamento pubblici verso i
fornitori che, nell'Informatica, vengono ulteriormente dilatati
dall'intermediazione delle società pubbliche in house, le
quali in media pagano con oltre 8 mesi di ritardo i loro
fornitori".
Fra i diversi settori, l'incremento più elevato di investimenti
It è stato da parte delle Tlc: 11,3% di media tra il 1998
e il 2007, a testimonianza dell'importante processo di modernizzazione
subito da questo settore, che ha portato allo sviluppo di
nuovi servizi sulla rete mobile e su quella fissa. Nello
stesso periodo il settore della distribuzione ha incrementato
la spesa It in media del 3,3% e di + 3,2% nel 2007/06, mantenendosi
sempre sotto le medie nazionali. I servizi, al contrario,
nei dieci anni incrementano l'It del 4,4%, mentre nel 2007/06
la crescita è stata del 2,2%. Si può osservare che se la
quota d'It incorporata finora in queste attività è discreta
nel contesto italiano, tuttavia è molto bassa se paragonata
a ciò che sta avvenendo in altri paesi. Così le assicurazioni,
un settore ancora troppo poco attento alle opportunità che
offre l'It. Ma la perfomance più sorprendente la offrono,
ancora una volta, i cittadini italiani, che si dimostrano
più evoluti di chi li amministra, con un'impennata di +
10,5% nel 2007/06 , per un valore di 1 miliardo di euro.
"Di fronte a questi risultati occorre una deciso cambiamento
di rotta per recupera il gap d'innovazione che penalizza
la crescita dell'economia italiana - ha concluso Ennio
Lucarelli - "E' indispensabile una politica di misure
coerenti e sistematiche. Per questo ci aspettiamo un coordinamento
fra la riforma digitale della Pa del Ministro Brunetta,
destinata a produrre nuova domanda d'innovazione It, e lo
sviluppo del Progetto Made in Italy 2015 promesso dal Ministro
Scajola, che dovrebbe ripartire al più presto includendo
l'informatica come area strategica d'innovazione industriale.
Ci aspettiamo la liberalizzazione dell'informatica pubblica
locale e regionale con l'in house che diventa l'eccezione
e le gare a evidenza pubblica la regola. Ci aspettiamo che
il processo di infrastrutturazione avanzata venga sostenuto
per abbattere il digital divide a tutti i livelli, inclusa
l'alfabetizzazione informatica di quella parte della popolazione
altrimenti esclusa. Le imprese It sono pronte a contribuire
ai grandi progetti per ammodernare il Paese con il proprio
impegno d'innovazione e con la loro diretta partecipazione
allo sforzo finanziario".
I dati in dettaglio
Mercato italiano dell'Ict
nel 2007: +0,9%
Nel 2007 il mercato aggregato dell'ICT (informatica + telecomunicazioni)
ha raggiunto i 64.390 milioni di Euro (+0,9%). Il minor
dinamismo rispetto al 2006, quando era cresciuto del 2%,
è spiegabile con il ristagno del comparto delle telecomunicazioni,
tant'è che per il secondo anno consecutivo le dinamiche
appaiono rovesciate rispetto al passato, con l'informatica
a trainare e le telecomunicazioni ad arrancare.
Mercato italiano dell'informatica
nel 2007: + 2%
Nel 2007 il mercato italiano dell'informatica ha raggiunto
i 20.190 milioni di euro in crescita del 2% sull'anno prima,
consolidando il recupero del 2006 (+1,6%) sull'onda del
mercato consumer e di una ripresa moderata, ma generalizzata
degli investimenti IT da parte delle imprese.
La domanda consumer, e cioè delle famiglie, è cresciuta
del 10,5%, raggiungendo una quota di mercato complessiva
del 5,2% sulla spinta della domanda di personal computer.
Quanto alle imprese, cui è ascrivibile quasi il 95% del
mercato IT, è da rilevare che le dinamiche d'investimento,
per quanto contenute, sono state positive in tutte le classi
dimensionali. Sono infatti cresciuti sia gli investimenti
IT delle grandi imprese (10.873 milioni, +1,7%, contro l'1,3%
del 2006 e lo 0,9% del 2005), delle medie (4.767 milioni,
+1,9%, contro l'1,8%, del 2006 e l'1,7% del 2005) e anche
delle piccole (3.495 milioni + 0,6%, contro il modesto 0,3%
del 2006 e il calo dell'1,4% del 2005).
Ancora per quanto riguarda le imprese, la ripartizione della
domanda per classi dimensionali vede ancora largamente al
primo posto le grandi, con oltre 250 addetti (con una quota
di mercato del 56,8%), seguite dalle medie, con 20-249 addetti
(24,9%) e dalle piccole sino a 49 addetti (18,3%), con una
domanda ancora proporzionalmente molto inferiore al loro
peso, sia in chiave di contributo al PIL che di occupazione.
Quest'ultimo dato lascia intravedere quale impulso potrebbe
avere il mercato IT e la stessa efficienza delle PMI qualora
esse fossero indirizzate ad investire di più in sistemi
e applicazioni commisurate alle loro esigenze.
Dal punto di vista della qualità della domanda, trainante
continua a essere la crescita l'hardware, + 4,8% , cui ha
molto contribuito la persistenza della domanda di personal
computer (+13,1% in unità e +5,5% in valore).
Lo spaccato della domanda per settori d'utenza conferma
il ruolo trainante delle banche (4.578milioni, +1,7%) dell'industria
( 4.157milioni, + 2,0%) e delle aziende della distribuzione
(2.293milioni, +3,2%) e dei servizi (2.218milioni, +2,2%)
e del comparto assicurativo e finanziario (997Milioni, +2,9%)
per l'effetto combinato di dinamiche e peso. Nel settore
pubblico la PAL ha fatto registrare progressi apprezzabili
(+2,4%), mentre l'Amministrazione Centrale ha fatto registrare
addirittura un calo della spesa del 3.2%.
Mercato italiano delle Tlc nel
2007: +0,4%
Nel 2007, il mercato italiano delle telecomunicazioni (apparati,
terminali e servizi per reti fisse e mobili) ha generato
un business di 44.200 milioni di euro, con aumento di un
magro 0,4% sul 2006. Hanno pesato la contrazione degli investimenti
in apparati e infrastrutture (9.620 milioni, -0,7%) e il
continuo calo dei servizi su rete fissa, che hanno cancellato
gli effetti della continua, anche se oramai attenuata, progressione
dei servizi su rete mobile, e della crescita dei servizi
a valore aggiunto su entrambe le reti, fissa e mobile.
Le mobili hanno generato una domanda complessiva (infrastrutture,
apparati, terminali e servizi) di 24.070 milioni di euro,
in crescita dell'1,8% (contro +4,5% del 2006), mentre le
fisse sono scese a 20.130 milioni (-1,3%, dopo il -0,4%
del 2006). Nel 2007 le linee mobili sono ancora cresciute,
risultando ben 90,7 milioni (+10,8%) e con un incremento
di poco inferiore a quello del 2006 (+13,4%), e risulta
in aumento (2,2%) anche il numero degli utenti attivi: 45,9
milioni. Quest'ultimo dato è quello che spiega la crescita
del business complessivo del mobile, visto che gli investimenti
in infrastrutture non progrediscono e che la spesa per utente
attivo è cresciuta di poco.
Le fisse hanno visto contrarsi anche la componente di servizio
(16.070 milioni, -1,5%). Il dato evidenzia, come già negli
ultimi anni, il calo nelle componenti più mature - voce
e trasmissione dati - solo parzialmente compensato dalle
componenti legate ai servizi a valore aggiunto e alle connessioni
Internet (2780 milioni, +8,2%). Quanto a queste ultime,
è positivo l'incremento del numero di accessi ad alta velocità,
risultati a fine 2007 pari a 10,1 milioni (18,7%), 9,8 dei
quali in modalità xDSL (+19,2%) e di circa 340mila su fibra
ottica (+5,6%).
Nel complesso e al netto della componente infrastrutturale,
il peso della domanda consumer è cresciuto ancora, risultando
pari a poco meno del 64% (contro il 62,7 del 2006 e il 62,1%
del 2005). Questo per effetto di una domanda espressa dalle
famiglie, che nel 2007 è cresciuta del 2,9% attestandosi
25.415 milioni, mentre quella dell'utenza business è scesa
del 2,3%, a quota 14.385 milioni, confermando una tendenza
di lungo periodo legata in parte all'adozione di soluzioni
di fonia su IP in parte alla rivisitazione al ribasso delle
tariffe per servizi fissi e mobili.
Il ritardo dell'Italia verso gli
altri paesi
In Italia la dinamica dell'ICT è risultata ancora una volta
al di sotto di quella rilevata alla scala mondiale (+5,5%),
nonostante l'interesse diffuso all'Information Technology.
Dal 2005 al 2007, la penetrazione del cellulare nelle famiglie
italiane è infatti passata dall'80,8 all' 85,5%, quella
del PC dal 43,9% al 47,8% e quella di Internet dal 34,5%
al 38,8%, lasciando intendere che la cosa che manca è un
quadro di riferimento che favorisca l'uso dell'ICT nel sistema
produttivo.
Dinamiche di mercato
Più in particolare, sulla base
dei dati 2007:
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Il mercato italiano
complessivo dell'ICT (64,4milioni) si colloca
in Europa solo al quarto posto per dimensioni -
Germania (149,4 milioni, -1,7%), Regno Unito (128, 5milioni,
+2%)), Francia (107,4milioni, +2,2%) - e, anche per
dinamismo, visto che a questo riguardo supera la Germania,
ma si fa precedere dalla Spagna ( 48,3milioni, +4,5%).
Ma più significativo ancora è il fatto che l'incidenza
della spesa ICT sul PIL non superi nel caso dell'Italia
il 4,8%, contro 5,6% medio dei paesi europei; |
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il mercato italiano
IT, fa sì rilevare una crescita apprezzabile (+2%),
ma che non regge il confronto con quella media dei paesi
europei (+4,7%), anche alla luce del maggior divario
fra tassi di crescita (per l'Italia 2,7 punti percentuali
in meno nel 2007, contro 2,1 nel 2006). Deludente è
anche il confronto con i stessi paesi europei con cui
si confrontiamo: il nostro +2%, va confrontato infatti
con il +4,6% Francia, il +4,7% Germania, il +5,1% Regno
Unito e il +6,7% della Spagna; |
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Il mercato delle
telecomunicazioni, oltre a mostrare un ristagno, vede
un disallineamento in negativo della crescita rispetto
allo scenario internazionale per la componente infrastrutturale,
che è poi quella che condiziona l'evoluzione del sistema.
Dopo il quasi allineamento (attorno al + 3%) con le
dinamiche mondiali nel 2005, si è passati ad una frenata
del -3,1% nel 2006 e del -4,7% nel 2007, contro rispettivamente
il + 6,3% il +4,1% registrati a livello mondiale. |
Fruizione
dei servizi in rete
Anche per Internet, il progresso registrato in Italia si
ridimensiona di molto se confrontato con quello degli altri
paesi avanzati. Più un particolare, l'Italia:
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è ancora lontana
dal top della classifica dei paesi per percentuale d'accesso
della popolazione alle connessioni in banda larga Il
suo 17,1% va infatti confrontato con 20% medio dell"Europa,
e con il 31% della Svezia, il 25,8% del Regno Unito,
il 23,8% della Germania, il 23,3% della Francia e il
18,3% della Spagna. |
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risulta sì ben
piazzata sul fronte dell'offerta di servizi di e-government
ai cittadini (58% di enti attivi, contro il 51% medio
in Europa) e alle imprese (88% di enti attivi, contro
il 75% medio in Europa), ma non per la sua capacità
di farli utilizzare dal grosso della cittadinanza. E
infatti mentre nel caso delle imprese l'utilizzo è ragguardevole
(84% delle imprese), nel caso dei cittadini, la fruizione
non supera il 17% de potenziali interessati (contro
il 30% medio europeo); |
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presenta
una percentuale di utilizzatori di Internet sulla popolazione
che non supera il 34%, contro il 51% medio europeo (e,
per fare solo alcuni casi, il 75% della Svezia e il
44% della Spagna); |
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si colloca
nella parte bassa della classifica per utilizzatori
di servizi di Internet banking, con una percentuale
di utilizzatori sulla clientela che non supera il 12%,
contro il 25% medio europeo; |
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è ancora
in ancora in coda alla classifica per utilizzo di servizi
di e-commerce , visto che esso non pesa per più del
2% del fatturato delle imprese italiane, contro l'11%
medio delle imprese europee. |
Scarsa
coscienza della correlazione fra investimenti IT e produttività
I gap visti sono da interpretare alla luce della correlazione,
oramai manifesta tra crescita degli investimenti IT e crescita
della produttività. Basti pensare che fra il 2000 e il 2007
la crescita cumulata degli investimenti IT in Italia è stata
inferiore all'1% e quella della produttività del 6,5%, mentre
in Europa i valori corrispondenti sono risultati pari a
8,2 e 31,9.
Ict: l'andamento
per il primo trimestre 2008
L'andamento del mercato ICT nel primo trimestre 2008 ha
mostrato tendenze simili a quelle rilevate per lo stesso
periodo dell'anno precedente. Più in particolare, si è rilevata
una stagnazione complessiva a livello aggregato (15.497
milioni di Euro, in calo dello 0,4%), per effetto di un
calo dell'1,1% del business delle telecomunicazioni in tutte
le sue componenti, non compensato dal progresso dell'1,2%
del business dell'informatica.
Le previsioni
per il 2008
L'andamento rilevato nel primo trimestre del 2008 sconta
fattori di brevissimo periodo che appaiono destinati ad
essere in parte riassorbiti in corso d'anno, in una prospettiva
più favorevole. E infatti, per l'intero 2008 Assinform ha
oggi aggiustato in meglio le previsioni formulate tre mesi
fa, che indicavano una crescita complessiva del mercato
ICT nel 2008 non superiore a 1,9 punti percentuali.
Oggi le stime puntano su una crescita del mercato ICT (aggregato
informatica e telecomunicazioni) dell'ordine del 2,4%, di
1,5 punti percentuali in più rispetto al 2007. Questo porterà
il mercato ICT al valore complessivo di 65.949milioni, ma
più che altro per effetto di una ripresa sul fronte delle
telecomunicazioni. Per queste ultime è prevista una crescita
del 2,8%, a 45.430 milioni, mentre per l'informatica, l'attuale
situazione congiunturale lascia presagire una crescita lievemente
inferiore a quella del 2007, pari all'1,6% e per valori
pari a 20.519 milioni.
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