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Il digitale deve permeare la cultura dei cittadini. Tutti, anche le categorie più svantaggiate, devono avere con esso familiarità, per coglierne le opportunità e non restare esclusi dalle dinamiche sociali. La consapevolezza della rilevanza del digitale deve fare da innesco. I programmi della scuola a tutti i livelli e l’alternanza formazione-lavoro devono garantire le conoscenze e le competenze necessarie a cittadini e lavoratori. I media sono chiamati a dare il loro contributo per la diffusione delle conoscenze sull’uso corretto degli strumenti digitali. La cultura digitale è la prima priorità su cui investire, con modalità che accompagnino le persone negli anni (life-long learning): sarà infatti fattore di civiltà e stimolo solo se curata nel tempo.

 

Chiediamo che il tema abbia più rilievo nelle politiche dei Governi Centrale e Locali, per mettere meglio in relazione i bisogni e le opportunità di vita e di lavoro, e in particolare che:

  1. le iniziative in materia del Settore Pubblico (programmi MIUR per l’istruzione, programmi formativi nazionali e regionali che accompagnano le politiche sociali e del lavoro, interventi di politica industriale, ecc.) e del settore privato vengano accelerate ed estese
  2. quelle stesse iniziative siano affinate con la collaborazione di tutti gli attori interessati (Rappresentanze di categoria, dei cittadini, dei consumatori, parti sociali).

La competitività si gioca sempre più sulla capacità di avvalersi di “ecosistemi digitali”. In essi gli operatori sono parte di reti dinamiche di collaborazione a tutti i livelli - imprese, PA, università, centri di competenza e di servizio - e interagiscono in modo ancora più esteso e spinto che nei distretti. Negli ecosistemi digitali si realizzano nuovi prodotti e servizi facendo leva su piattaforme digitali che permettono di scambiare dati e condividere servizi. Secondo gli analisti, entro il 2020 l’85% delle società leader saranno aziende con forti piattaforme digitali o inserite in contesti che le condividono.

I nuovi ecosistemi sono abilitati dall’intreccio di diverse tecnologie, dal cloud computing alle piattaforme social, IoT e mobili, e di quanto consente la fruizione flessibile delle risorse, la creazione di canali di interazione specializzati e collaborativi, l’accesso alle più diverse piattaforme applicative e di servizio. Per il loro decollo sono anche necessarie nuove professionalità ICT.
 

Chiediamo che le iniziative di politica industriale e per l’innovazione siano più sensibili alla rimozione degli ostacoli allo sviluppo degli ecosistemi digitali. È necessario che esse:

  1. convergano con le politiche formative e del lavoro a livello nazionale e locale per ridurre lo skill gap, promuovendo la formazione e la riconversione alle nuove professionalità ICT
  2. favoriscano la creazione di sistemi di servizi e piattaforme in cloud tramite incentivi specifici e mirati ad aree e filiere ad alto potenziale
  3. puntino ad aumentare la competitività della filiera del cloud basata in Italia promuovendo la standardizzazione, la certificazione delle soluzioni e la tutela delle informazioni e della proprietà intellettuale.

In casa, in fabbrica, nei servizi e nelle città il digitale va creando scenari di grande interesse per il benessere, l’efficienza energetica, la sicurezza, la mobilità e la tutela ambientale. È la nuova frontiera dell’internet delle cose (IoT), che permette ai più diversi oggetti di comunicare e ricevere dati su specifici fenomeni.

L’integrazione dell’IoT con le tecnologie abilitanti - cloud, cognitive computing, analytics, mobile, ecc - è già una delle leve più importanti per innovare prodotti e servizi e per automatizzare e governare i processi, dai più semplici ai più complessi. Gli oggetti della vita quotidiana, in casa e al lavoro, si apprestano a vivere una nuova dimensione digitale, generando nuovi sistemi e servizi in rete (dai telecontrolli sanitari all’informazione dinamica sul traffico), a vantaggio di un’innovazione sempre più diffusa. Si profila un mercato importante. Le imprese italiane hanno buone carte da giocare e devono essere incoraggiate a farlo.

 

Chiediamo di valorizzare l’IoT come fattore trasversale di innovazione:

  1. introducendo vantaggi fiscali per gli investimenti e le progettualità che le aziende di tutti i settori possono avviare con le aziende ICT e le concessionarie di pubblici servizi per creare prodotti e piattaforme conformi all’IoT (standard, connessioni, applicazioni in cloud, soluzioni social e mobile)
  2. estendendo la fiscalità di vantaggio alle concessionarie di pubblici servizi che introducono innovazioni IoT ad alto ritorno per la collettività - es. trasporti, sanità e servizi energetici e urbani - e che contribuiscono a costruire su di esse riferimenti e standard costantemente aggiornati.

La modernizzazione del Paese non può prescindere dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Il maggior ricorso all’ICT può moltiplicare le capacità di servizio ai cittadini e alle imprese a parità di spesa, aumentare la trasparenza amministrativa, innovare processi stratificati e apparentemente immutabili. Può consentire di esprimere l’effi- cienza che il Paese chiede.

La digitalizzazione può fare della PA un potente motore di cambiamento. È il più grande progetto di innovazione di cui ha bisogno il Paese: in esso vanno investite risorse in quantità e di qualità.

Serve però anche la piena consapevolezza del legislatore delle opportunità offerte dalla tecnologia nei più diversi ambiti e in rapporto ai compiti di servizio e di controllo cui è chiamata la PA. Solo così si può creare un quadro normativo favorevole all’innovazione, pronto a recepire fenomeni emergenti o regolamentarli senza ritardi e carenze.

 

Chiediamo di fare di più per la PA Digitale. È importante che:

  1. si inverta un ciclo che vede la costante riduzione degli investimenti nelle Amministrazioni Centrali e Locali e che si rispettino le agende dei programmi annunciati. Imprese, cittadini e investitori internazionali chiedono di contare su Amministrazioni efficienti, on-line, integrate
  2. si costituisca una Commissione Parlamentare permanente che valuti l’impatto digitale dei provvedimenti legislativi in discussione, sia con riferimento alla materia da loro trattata che alla loro applicazione in contesti influenzati dall’evoluzione tecnologica
  3. si consolidi la guida dei programmi digitali con opportuni strumenti governance e accentrando le responsabilità in seno al Consiglio dei Ministri, come richiesto dalla portata del tema.

Il nostro sistema produttivo è fatto da tante piccole imprese. Può aumentare il valore generato se cresce la collaborazione e l’integrazione delle filiere produttive e di servizio.

Un modo per ottenere questi risultati rapidamente e con ef- ficacia è di adottare le tecnologie e i servizi digitali.

Le attività di e-Business (B2B, B2G, ecc.) e di e-Commerce (B2C) devono estendersi in tutti i settori e comparti, portando on-line tutti i processi delle aziende: dall’ordine alla fatturazione, dalla progettazione alla produzione, dall’acquisto ai pagamenti. Ciò favorirà la nascita di nuove imprese e l’ammodernamento e l’aggregazione per distretti, filiere ed ecosistemi di un tessuto produttivo altrimenti troppo frammentato ed isolato.

 

Chiediamo ai portatori di interessi di promuovere l’ICT nella piccola impresa, e in particolare:

  1. alle Autorità di Governo, Nazionale e Regionali, di incentivare non solo la crescita di ecosistemi digitali, ma anche le iniziative di sensibilizzazione condotte dalle Associazioni imprenditoriali, con un sostegno commisurato alle ricadute
  2. alle Banche di potenziare i programmi di finanziamento all’innovazione digitale nelle piccole imprese, e le iniziative per i pagamenti elettronici e in mobilità, che sono alla base di nuovi servizi a valore aggiunto
  3. alle Associazioni imprenditoriali di tutti i settori di includere fra le loro missioni strategiche quella di far conoscere alle piccole imprese le potenzialità dell’ICT per ridurre i costi, competere, sfruttare nuove sinergie con altre imprese a livello locale, nazionale e internazionale.

La produzione di dati e contenuti digitali raddoppia ogni due anni, e con l’internet delle cose accelererà. La raccolta di grandi volumi di informazioni, dalle più diverse applicazioni e dai più diversi canali, sta creando grandi patrimoni di conoscenze (big data e open data).

I dati e le informazioni stanno già diventando una ricchezza da valorizzare per creare lavoro, imprese e innovazione. La capacità di gestire da quei patrimoni informativi e di estrarre da essi informazioni con strumenti specifici (analytics) avrà sempre più valore. Ne trarranno beneficio le imprese, nel marketing, nei rapporti con i clienti, i fornitori e i consumatori. Ne trarranno beneficio le Amministrazioni Pubbliche, che avranno input preziosi per tutto quanto riguarda la pianificazione (territorio, mobilità, ecc.) e l’allineamento dei servizi alla domanda di cittadini e imprese.

 

Chiediamo al Legislatore e alle Authority norme e regolamenti orientati non solo al rispetto della privacy, della sicurezza e della proprietà dell’informazione, ma anche allo sviluppo della nuova ricchezza digitale. Ciò consentirà di:

  1. sperimentare iniziative d’avanguardia nella PA con il supporto delle imprese ICT
  2. stimolare il mondo accademico a studiare modelli di creazione, gestione e valorizzazione di big e open data e a creare le professionalità per applicarli nella PA e nel business
  3. incoraggiare le imprese a creare nuovi servizi basati sulla crescente disponibilità di contenuti digitali, creando nuovo valore e nuove opportunità di lavoro qualificato.

La trasformazione digitale della società richiede la continuità dei servizi, la protezione delle informazioni e la tutela dagli utilizzi illeciti degli strumenti digitali. Sono requisiti che chiedono di conciliare la sfera tecnologica con quella giuridica, la libertà di iniziativa con l’efficacia dei controlli, la molteplicità dei sistemi con lo sviluppo incessante degli strumenti necessari per contrastare abusi e crimini.

Sicurezza e privacy sono prerequisiti per lo sviluppo dei servizi in rete. Basti pensare ai pagamenti o ai servizi sanitari. È indispensabile che le Istituzioni, gli operatori dei servizi in rete e le imprese ICT collaborino all’implementazione di un quadro regolatorio e di strumenti che permettano di adeguare costantemente standard e procedure a un contesto operativo, tecnologico e di mercato in rapida evoluzione.

 

Chiediamo che si tutelino con forza i presupposti di fiducia per la crescita dei servizi digitali nel Paese, a partire da privacy e sicurezza. E cioè chiediamo:

  1. al Legislatore e ai Ministeri competenti di aggiornare costantemente il quadro regolatorio e di introdurre incentivi per un costante aggiornamento delle dotazioni di sicurezza digitale
  2. alle Associazioni di categoria Abi, Ania, Confcommercio, ecc.) e al Sistema Camerale di varare azioni di coinvolgimento alle buone prassi d’impresa in ambito digitale
  3. alle Istituzioni e alle Associazioni dei consumatori di lanciare azioni di sensibilizzazione dei cittadini in tema di privacy e di segnalazione di abusi.

Le proposte politiche e le priorità per l’Italia Digitale riassunte nel Manifesto Associativo 2015-2017.